Non e' vero che il cinghiale...

aggredisce l’uomo: l’approccio sensazionalistico della stampa ha creato col tempo nei “non addetti ai lavori” una sorta di psicosi del cinghiale, dipinto come animale estremamente aggressivo e pericoloso. In realtà esso tende sempre a fuggire l’uomo e diventa pericoloso solo se ferito o impossibilitato alla fuga: in questo caso, se l’animale tende a “caricare”, occorre adottare la strategia del “torero”, scansandosi repentinamente solo all’ultimo momento, senza mai mostrargli le spalle; difficilmente poi il cinghiale ripeterà la carica (d’altra parte queste sono situazioni in cui può incappare esclusivamente un cacciatore, che solitamente ha modo di far fuoco sul selvatico); la femmina adulta con prole recentemente partorita può inoltre manifestare atteggiamenti minatori in difesa della prole.

è un pericoloso portatore di malattie trasmissibili all’uomo: le principali malattie che possono colpire il cinghiale sono la peste suina, la turbecolosi e la trichinosi. La peste suina, mai rilevata fino ad oggi in provincia di Como, è una malattia virale contagiosa assai pericolosa per maiali e cinghiali, ma che non si trasmette né all’uomo né agli altri animali domestici: le carni degli animali colpiti potrebbero essere teoricamente consumate senza pericolo se non quello di facilitare la diffusione del virus; la tubercolosi, riscontrata finora esclusivamente in alcuni capi abbattuti nel C.A.C. “Penisola Lariana”, probabilmente a causa dell’immissione abusiva di individui provenienti da allevamento, determina lo scarto a fini alimentari delle parti colpite dalle lesioni tubercolotiche e porta a consigliare la consumazione delle carni previa cottura; la trichinosi è una patologia cui va posta maggiore attenzione, in quanto le carni dei capi colpiti non possono essere assolutamente consumate: per tale motivo i capi abbattuti sono rigorosamente controllati dal Servizio veterinario.

può essere controllato numericamente attraverso la cattura degli esemplari vivi, la sterilizzazione e il successivo rilascio: tale operazione è praticamente impossibile e biologicamente insostenibile: anche nell’ipotesi di riuscire a catturare, col ricorso ad un improbabile esercito di Agenti venatori, un certo numero di capi, quelli non catturati continuerebbe comunque a proliferare fino a superare, prima o poi, la massima densità biotica; nessuno poi vorrebbe cinghiali sterilizzati, tantomeno i fantomatici parchi valtellinesi, dove, oltre ad essere indesiderata, la specie non risulta neppure vocazionale.