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GLI INTERVENTI NORMATIVI DI RIFORMA DELLE PROVINCE
Interventi del Governo Monti
Con il Decreto Salva Italia 201/2011 il Governo Monti ha stabilito che:
- Cambia il sistema elettorale delle Province. Non è più prevista l’elezione diretta da parte
dei cittadini, ma
una elezione di secondo livello: i Sindaci e i Consiglieri comunali dei Comuni ricadenti nel
territorio delle
Province eleggono al loro interno il Presidente di Provincia e il Consiglio Provinciale. Non
c’è
incompatibilità di mandato: un sindaco (o un consigliere comunale) può essere allo stesso
tempo anche
Presidente di Provincia o Consigliere Provinciale. Il nuovo sistema elettorale si dovrà
applicare alla scadenza
naturale di mandato delle Province in carica. Il Disegno di Legge è stata approvato in
Consiglio dei Ministri
in via definitiva il 6 aprile scorso, ed è stata trasmessa alla Camera dei deputati il 16
aprile scorso, ma ancora
non è stata assegnata a nessuna commissione. La prima immediata conseguenza di quanto
previsto dal
decreto salva Italia sul nuovo sistema elettorale delle Province è stato il COMMISSARIAMENTO
delle
Province che sarebbero dovute andare al voto nel 2012 (Ancona, La Spezia, Genova(ora
commissariata),
Vicenza, Como, Ragusa) e la mancanza delle elezioni per le Province che erano già
commissariate ( Belluno
e Caltanissetta).
- Spettano Alle Province ESCLUSIVAMENTE funzioni di indirizzo e coordinamento.
- Entro il 31 dicembre 2012 le funzioni attualmente in carica alle Province dovranno essere
trasferite ai
Comuni o alle Regioni.
Interventi del Parlamento
Senato
Da oltre 1 anno la commissione Affari Costituzionali del Senato sta discutendo la Carta delle
Autonomie, un
testo che dovrà ridisegnare funzioni di Province e Comuni, già approvata dalla Camera dei
Deputati.
Relatori del provvedimento sono i Senatori Bianco e Pastore.
La scorsa settimana sono stati depositati gli emendamenti al testo, che, per quanto riguarda
le Province,
assegnerebbero a queste istituzioni alcune delle funzioni previste dalla legge 42 del
federalismo fiscale,
quelle tipiche del governo di area vasta: governo del territorio, viabilità, mobilità,
ambiente.
A quanto dichiarato dal Ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, l’o
rientamento generale di
Governo e partiti politici sarebbe positivo a mantenere queste funzioni in capo alle
Province.
Camera dei Deputati
La Commissione Affari Costituzionali della Camera sta lavorando alla definizione di una
proposta unitaria di
riforma costituzionale delle Province. L’orientamento dei partiti di maggioranza sarebbe
quello di intervenire
sugli articoli 114 e 133 della Costituzione.
L’articolo 133, attualmente, prevede che sia possibile modificare (quindi accorpare) le
dimensioni di una o
più province, con legge statale, su proposta dei Comuni che la compongono, sentite le
Regioni.
La modifica su cui si sta ragionando porterebbe in capo alle Regioni la possibilità di
modificare le
dimensioni delle Province, sulla base di un limite dimensionale da inserire in Costituzione,
che si
aggirerebbe intorno ai 350/400 mila abitanti.
Risparmi attesi dalla modifica della legge elettorale
Quanto alla modifica della legge elettorale, risparmi attesi, secondo quanto scritto
testualmente nella
relazione alla legge, non ce ne sarebbero, o almeno non sono stimati. Anche perché, qualunque
tipo di
risparmio, anche minimo, non si potrebbe avere prima del 2016, quando arriveranno a naturale
scadenza tutti
i mandati delle Province attualmente in carica.
Risparmi attesi dalla Carta delle Autonomie (stima Upi)
La ridefinizione delle funzioni di Province e Comuni porterebbe intanto ad una maggiore
efficienza della
pubblica amministrazione, con l’eliminazione delle duplicazioni (funzioni svolte sia da
Comuni che da
Province) che attualmente producono eccesso di burocrazia e rallentano i processi.
Il solo efficientamento delle Province porterebbe 500 milioni di euro di risparmio (stima
Certet Bocconi –
ricerca riforma Province)
L’eliminazione degli enti strumentali, prevista dalla Carta delle Autonomie, e cioè di tutti
le società
partecipate, i consorzi, gli enti, le autorità d’ambito, che oggi esercitano funzioni delle
Province e dei
Comuni (per un costo medio annuo di 7,5 miliardi) porterebbe ad un risparmio di almeno 1,5
miliardi di
euro.
Risparmi attesi dall’accorpamento delle Province
Il risparmio secco sull’accorpamento delle Province è pari a 500 milioni di euro (Fonte
Certet – Bocconi).
Il vero risparmio in questo caso si avrebbe dal fatto che la riduzione delle Province
comporterebbe come
conseguenza la razionalizzazione degli uffici periferici dello Stato (Inps, Inail, Questure,
Prefetture, Uffici
scolastici, etc.) con un risparmio di almeno 2,5 miliardi di euro.
Il Presidente del Consiglio Provinciale
(Fonti:UPI,UPL,Certet-Bocconi)
(aggiornato al maggio 2012)
